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Il futuro dello storage enterprise fra SATA, SAS e SSD


Fino a qualche anno fa, in ambito server, era quasi scontato parlare esclusivamente di periferiche di memorizzazione dotate di interfaccia SCSI.


Un'interfaccia d'élite, supportata da controller e schede madri molto costose se confrontate con quelle del mondo consumer, dove le varie evoluzioni ATA hanno trovato terreno fertile e praticamente esclusivo.

Il mondo tecnologico però non conosce soste e si è arrivati, col tempo, ad avere hard disk sempre più veloci e interfacce conseguentemente cresciute nelle proprie potenzialità, sia in termini di banda passante che di funzionalità sempre più raffinate. Il mondo enterprise e quello consumer, che fino a qualche anno fa hanno corso su binari separati e lontani, si sono trovati sempre più vicini, complici le prestazioni dei sistemi consumer sempre più elevate e accomunate dalla necessità di uniformare il più possibile i processi produttivi da parte delle aziende produttrici di hard disk.

Il primo avvicinamento è arrivato con l'interfaccia SATA, Serial ATA e SAS, Serial Attached SCSI, concettualmente molto più simili di quello che erano SCSI e ATA. Oltre alla miniaturizzazione dei connettori, queste interfacce hanno portato con sé alcune piccole rivoluzioni, come ad esempio la necessità di collegare un solo disco a una sola porta, mentre con SCSI si poteva arrivare a collegare fino a 16 unità alla singola porta. Una limitazione solo apparente: tutte le periferiche collegate a un cavo SCSI dovevano spartirsi la banda della singola porta, mentre del caso di SATA e SAS un disco ha a disposizione tutta la banda per sé, semplificando di molto il compito del controller a monte.

In più, l'interfaccia Serial ATA ha permesso di espandere il potenziale in termini di banda passante su singola porta, con la promessa poi mantenuta di adeguarsi alle esigenze sempre più elevate che la tecnologia comporta nel corso della propria evoluzione. Contemporaneamente anche i dischi sono cambiati e non solo nell'interfaccia: i costi degli spazi in affitto nei rack delle server farm, così come l'incremento del numero di server conseguente alle accresciute esigenze di calcolo in generale e della rivoluzione web, hanno portato a una miniaturizzazione della componentistica enterprise.

Fonte: Businessmagazine.it

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