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Firefox: la bestia è tornata


Il tradizionale uovo di pasqua celato nel browser più cool del momento racconta una storia. Il crescente successo di Firefox dimostra che il capitalismo squalesco di zio Bill non è l'unico modello economico vincente.


"E così alla fine la Bestia cadde ed i miscredenti esultarono. Ma non tutto era perduto, giacché dalle ceneri sorse un mitico uccello. L'uccello guardò giù verso i blasfemi, ed invocò il fuoco ed il fulmine su di loro. Poiché la Bestia era risorta con rinnovata forza, ed i seguaci di Mammona si fecero piccoli dall'orrore".
Sono le parole che potete leggere se digitate "about:mozilla" nella barra degli indirizzi del browser più innovativo, più smart, più trendy, più cool: Firefox, che non è una volpe, ma un panda rosso. Si tratta di un classico easter egg, una sorpresa scherzosa che un anonimo programmatore ha inserito nel programma.

Queste frasi, ironicamente pompose, nascondono tutto il pathos che ha accompagnato la nascita, l'ascesa, la caduta e infine la rinascita (ma questa volta sotto le bandiere del Free Software) del più importante software per surfare la rete che sia mai esistito. Mosaic, Netscape, Mozilla, Phoenix, Firebird e Firefox sono alcuni dei nomi che ha assunto nella sua carriera di organismo mutante e ricombinante. Quella carriera che gli ha consentito di dominare prima, resistere poi, e ora di erodere un concorrente come la Microsoft (Mammona).

Una storia movimentata, dalla nascita nel 1993 di Mosaic, della NCSA, il primo web browser di portata globale. Ovviamente trascuriamo il primissimo programma, dal nome WorldWideWeb (1991), importante solo per i libri di storia. Vera e propria Ford "T" dell'Internet, Mosaic fu il primo browser grafico ad essere ospitato in ambiente Unix, Mac e Dos. Il padre di Mosaic, Marc Andreesen, fondò una compagnia propria e sviluppò il Netscape Navigator.

1994: fu un successo enorme. A parte il fatto che era supportato su uno sterminio di piattaforme software e hardware, fu il primo programma di una certa importanza (nel 1998 si contarono un milione e mezzo di righe di codice) a essere distribuito gratuitamente. Rispetto alla concorrenza, poi, era anni luce avanti. Per esempio, rendeva disponibili i pacchetti arrivati a destinazione mentre scaricava gli altri. In pratica, mostrava il testo prima che le immagini arrivassero: questo, quando si ha un modem a 2400 bps, può essere un grosso vantaggio.

Nel frattempo, con Windows 95, la Microsoft iniziava la conquista dei sistemi operativi. Bill Gates vedeva con enorme preoccupazione la superiorità tecnica di Netscape, che poteva mettere a repentaglio il suo monopolio (a metà degli anni novanta la quota di Netscape si aggirava sul 90%).

Iniziò la guerra dei browser. Zio Bill acquistò il sorgente di Mosaic e lo incorporò nel suo Explorer. In pochi anni riuscì a recuperare quasi tutto il gap tecnologico rispetto a Netscape, il resto lo fece la sua squalesca strategia commerciale.

Prima di tutto, introdusse Internet Explorer nel sistema operativo precaricato, operazione che generò il grandioso processo antitrust, da cui Microsoft è uscita per un pelo grazie a ingegnosi cavilli legali. Inoltre, rese il suo software molto più brandabile. In altre parole, gli ISP che offrivano i loro pacchetti di collegamento potevano con facilità apporre su IE i loro loghi dinamici, per cui molti di loro preferirono installare il browser di Mammona.

Dove nemmeno il marketing poteva arrivare, ci volle la forza finanziaria: nel 1997 Redmond acquistò una quota di Apple e ottenne così l'installazione di IE sui Mac. Per il vecchio Netscape tutte queste furono mazzate, l'azienda andò sull'orlo del fallimento e fu acquistata da AOL nel 1999.

Messa alle strette, Netscape stupì il mondo rilasciando nel 1998 il proprio codice con una licenza GPL compatibile. Con questo, rinunciò a tutti i suoi diritti di copyright e si affidò completamente alla comunità dei programmatori free per lo sviluppo del software. Non era una mossa di marketing di facciata.

Fu un'operazione grandiosa e costosissima. Aprire il codice significava convincere tutti i titolari dei diritti (anche quelli esterni all'azienda) a cederli, rimuovendo le parti di chi non accettava, ripulire il testo dai commenti, creare una licenza: ne furono fatte addirittura due: la NPL (a uso e consumo di Netscape Corporation) e la MPL.

Ci volle molto per produrre una versione stabile e usabile, mentre Internet Explorer impazzava, ormai indisturbato. La versione 1.0 di Mozilla datata maggio 2002, e l'omologa versione di Netscape, nel frattempo divenuta proprietà del gigante del Nasdaq AOL / Time Warner, appare poco più che una personalizzazione del browser del dinosauro. Nel frattempo IE acquisiva quote di utilizzo bulgare.

Novembre 2004: proprio in concomitanza con l'uscita della versione alleggerita del browser, Firefox, circolano dati sempre più insistenti secondo cui IE sta perdendo terreno, proprio nei confronti del binomio Mozilla/Firefox. La bestia è rinata.

Il software libero ha salvato Mozilla e l'ha reso patrimonio dell'umanità. Ma c'è anche una morale: quello del capitalismo squalesco, del tipo mors tua vita mea, tanto caro a zio Bill, ma anche a qualche suo clone nostrano, non è l'unico mondo possibile. Dall'estremizzazione della violenza economica nasce un modello di sviluppo basato sulla cooperazione. Ora, se sia una questione solo relegata al software, o se potrà essere un modus economico per la guida del mondo, da qui è difficile dirlo.

Notizia pubblicata in data : 11 Dicembre 2004